Stavo per scrivere uno di quei post di circostanza che non interessano a nessuno, a me per primo.
Poi mi sono imbattuto in un testo che parla della sopravvalutazione della vita, quanto importa e quanto possa essere credibile la spiritualità, perché si ha paura della morte o di rimanere soli… pareri personali. Inutile dire che i commenti a tale testo sono discordanti, ma vorrei precisare che contengono della cattiveria verso coloro che la pensano diversamente.
Cattiveria della quale ormai siamo tutti forniti, è un marchio di fabbrica che ci portiamo dietro convinti che sia un nostro diritto, convinti che la cattiveria che dimostriamo altro non è che la giusta ricompensa per i torti (evidenti o immaginari) che le persone attorno a noi ci riservano giorno dopo giorno. Le caratteristiche che riguardano il più delle persone esistenti al giorno d’oggi sono la cattiveria (ap.), la prepotenza, il vittimismo che questo nuovo millenio affianca paradossalmente ad una sempre crescente e inconsciamente falsa autostima e ultima, ma non meno importante, l’ignoranza (un’ignoranza che non dovrebbe essere ammessa, un’ignoranza basata sul sapere troppo e quindi credere di sapere tutto).
Quanti di voi la pensano così? E quanti di voi pensano di non far parte di questa generazione di "malriusciti"?
Nessuno che potrebbe essere ancorato a questo discorso ammetterebbe mai la sua colpevolezza, quindi siamo un mondo di gente perfetta, che riconosce negli altri tutti i difetti possibili ed immaginabili, che offende il prossimo pretendendo di essere in buona fede, che scambia la verità con l’acidità, che non sa fare del male, ma che ne riceve tanto… insomma, ci mancano le stimmate.
Vostro, si fa per dire, ROB.